Economia - 28 febbraio 2026, 07:00

Asilo nido privato: requisiti aggiornati al 2026 per educatori e assistenti

Dietro ogni bambino che smette di piangere all'ingresso del nido c'è una professionista che ha saputo costruire fiducia.

Dietro ogni genitore che torna al lavoro sereno c'è un'équipe formata per trasformare il distacco in opportunità di crescita. Il settore dell'educazione alla prima infanzia attraversa una fase di profonda trasformazione normativa, e chi desidera lavorare in un asilo nido privato nel 2026 deve orientarsi tra requisiti aggiornati, titoli di studio specifici e competenze che vanno ben oltre il diploma appeso alla parete.

Il quadro normativo 2026: cosa dice la legge

La cornice legislativa che regola l'accesso alla professione di educatore nei servizi per l'infanzia ha subito modifiche significative negli ultimi anni. Il D.Lgs. 65/2017 ha istituito il Sistema Integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, ridefinendo i titoli necessari per operare con bambini nella fascia 0-3. Il successivo DM 378/2018 ha precisato i requisiti formativi, stabilendo che dal 2019/2020 l'accesso ai posti di educatore richiede una qualifica universitaria specifica.

La recente Legge 109/2025 ha introdotto un'importante sanatoria per chi aveva conseguito la laurea L-19 entro l'anno accademico 2018/2019 anche senza l'indirizzo specifico per i servizi educativi dell'infanzia. Un intervento che ha sanato una situazione di incertezza normativa, offrendo stabilità a migliaia di professionisti già operativi nel settore. Oltre al titolo accademico, la normativa richiede lo svolgimento di un tirocinio universitario presso un nido d'infanzia, requisito che garantisce l'acquisizione di competenze pratiche prima dell'ingresso nel mondo del lavoro. Le disposizioni si applicano sia alle strutture pubbliche che a quelle private, con alcune specificità che meritano approfondimento per chi vuole comprendere nel dettaglio quali sono i requisiti per lavorare in asilo nido e le competenze da possedere.

Educatore nei nidi privati: i titoli richiesti

Per ricoprire il ruolo di educatore in un asilo nido privato serve oggi una laurea triennale in Scienze dell'Educazione e della Formazione (classe L-19) con indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per l'infanzia. Il percorso formativo deve includere almeno 10 CFU di tirocinio, di cui la metà svolto direttamente presso servizi per la prima infanzia.

L'alternativa è la laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria (LM-85 bis), integrata da un corso di specializzazione di 60 crediti formativi. Entrambi i percorsi garantiscono competenze in psicologia dello sviluppo, metodologie didattiche, progettazione educativa e gestione delle dinamiche relazionali con bambini e famiglie.

Chi ha conseguito titoli riconosciuti dalle normative regionali prima del 31 maggio 2017 mantiene la validità del proprio percorso. Strutture come l'asilo nido Mini Club Scooby a Milano cercano professionisti con questi requisiti, privilegiando candidati che abbiano maturato esperienza diretta con la fascia 0-36 mesi e dimostrino padronanza dei principali approcci pedagogici.

Assistente all'infanzia: lavorare senza laurea

Non tutti i ruoli all'interno di un nido richiedono il titolo universitario. La figura dell'assistente all'infanzia opera in affiancamento agli educatori, occupandosi di aspetti legati alla cura quotidiana, all'igiene, all'alimentazione e alla vigilanza dei bambini. Per accedere a questa posizione è sufficiente il diploma di scuola secondaria di secondo grado, preferibilmente integrato da un corso di formazione professionale della durata di 200-400 ore.

Questi percorsi, erogati da enti accreditati, coprono moduli di psicologia dello sviluppo, puericultura, primo soccorso pediatrico, alimentazione infantile e tecniche di animazione. Il tirocinio pratico, generalmente di almeno 200 ore, permette di sperimentare sul campo quanto appreso in aula.

Gli asili nido privati, i micronidi, le ludoteche e i baby parking costituiscono i principali sbocchi occupazionali per chi sceglie questo percorso. La distinzione rispetto all'educatore è netta: l'assistente non ha autonomia progettuale ma svolge un ruolo operativo fondamentale per il funzionamento quotidiano del servizio.

Soft skills e formazione continua

I titoli aprono le porte, ma sono le competenze trasversali a fare la differenza nella selezione e nella permanenza in ruolo. Pazienza, empatia, capacità di gestione dello stress, abilità comunicative con adulti e bambini: qualità che non si certificano ma si dimostrano ogni giorno. La capacità di lavorare in équipe e di costruire alleanze educative con le famiglie completa il profilo ricercato dalle strutture più qualificate.

La formazione non si esaurisce con il conseguimento del titolo. In Lombardia, gli educatori dei nidi accreditati devono completare almeno 30 ore annuali di aggiornamento professionale, soglia che sale a 50 per i coordinatori pedagogici. Gli esperti del settore sottolineano come la qualità educativa dipenda in primo luogo dalla preparazione costante del personale, elemento che distingue i servizi di eccellenza da quelli che si limitano a rispettare gli standard minimi.

Come candidarsi e cosa aspettarsi

Le selezioni nei nidi privati seguono dinamiche diverse rispetto ai concorsi pubblici. Il curriculum viene valutato insieme a colloqui motivazionali che esplorano le attitudini relazionali del candidato. Dimostrare esperienze pregresse, anche attraverso tirocini o volontariato, costituisce un vantaggio competitivo significativo.

Sul piano retributivo, lo stipendio di un educatore oscilla tra 1.200 e 1.500 euro netti mensili, con variazioni legate all'esperienza, alla tipologia contrattuale e alla collocazione geografica. Gli assistenti all'infanzia si collocano nella fascia 1.000-1.300 euro. I contratti iniziali sono spesso a tempo determinato o part-time, con possibilità di stabilizzazione per chi dimostra competenza e affidabilità.

Le prospettive di crescita esistono: coordinamento pedagogico, direzione di struttura, formazione di altri operatori. Percorsi che richiedono anni di esperienza e, spesso, ulteriori specializzazioni. Ma tutto parte da qui: dalla scelta di una professione che richiede molto e restituisce qualcosa di difficilmente quantificabile. La consapevolezza di aver contribuito ai primi passi di chi, un giorno, camminerà da solo.

 




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