Ieri... oggi, è già domani - 23 febbraio 2026, 05:50

“chi lu misùa, lu dùa” - “chi sa risparmiare, resiste”

Risparmio è una parola che ci facevano imparare a scuola e che, al giorno d'oggi, sembra desueta viste le “tentazioni” con cui la pubblicità mette sotto torchio il Cittadino - risparmiare, di fronte alle “lusinghe” di mercato, sembra impossibile. Addirittura, sembra tutto facile, arrivare all'acquisto, senza tuttavia prevedere gli effetti...

“l'è 'na paòla ca ma fèan imprendi a scoea” (è una parola che ci facevano imparare a scuola) e si chiama RISPARMIO che, al giorno d'oggi sembra desueta, viste le "tentazioni" con cui la pubblicità mette sotto torchio il Cittadino - risparmiare, di fronte alle "lusinghe" di mercato, sembra impossibile. Addirittura, sembra tutto facile, arrivare all'acquisto, senza tuttavia prevedere gli effetti che derivano da un acquisto/vendita rateale.

Chiaro che non siamo degli "esperti economici", ma (come dice Giusepèn) "chi lu misùa, lu dùa"" per dire che "chi sa risparmiare, resiste" alle tentazioni di mercato, ma pure valuta la necessità di un acquisto, in base alle proprie risorse e alla propria capacità di onorare l'impegno economico.

Nei tempi "antichi"; quelli del dopoguerra, per intenderci, con l'Italia da ricostruire, di "risparmio", ma pure di "rinunce", la gente ne ha fatto tanto - era difficile "risparmiare", ma era ancora più difficile, sopravvivere. "seàm tuci pòi" (eravamo tutti poveri), ma solamente poveri di denaro, di risorse, ma con grandi prospettive da realizzare. "a vuluntò l'à ma salvò tuci" (la volontà ci ha salvato tutti) donandoci (si fa per dire) la …. ricchezza della povertà. Che non è un ossimoro, ma ha fatto comprendere al mondo che …. la necessità aguzza l'ingegno.

La gente si aiutava con abnegazione. Ci si offriva, per risolvere qualsiasi problema, ci si ingegnava a rendere meno duro il vivere; ciascuno con le proprie attitudini. Per la gente di "ringhiera" si sviluppava la solidarietà reciproca. Nessuno "giocava alla miseria", ma tutti dividevano il "poco" con parsimonia, per poter sorridere alla vita e (magari) sorridere insieme, dopo i sacrifici da compiere in compagnia.

Siamo cresciuti (sono del 1946 quindi, col dopoguerra in tasca) e in casa eravamo in quattro "bocche da sfamare" con mamma a lavorare "sui telòi" (tessitrice, sui telai), papà a fare il "paesàn" (contadino) e lo zio Giannino, dopo essere rincasato da "reduce" a fare il fuochista (non più come il nonno a "picu e pala" (piccone e vanga), ma a manovrare la turbina del vapore e a mantenere la "forza motrice" per dare agli operai la certezza del movimento dei macchinari - io sono cresciuto tra i NO a richieste da bambino, a comprensione che anche nei giochi, si dovevano prediligere quelli "senza costi" …. tola, a nascondàs, un tigalè, i bugeti, ul balòn, i figuiti che ci si scambiava per farne una decente raccolta. Del "risparmio" neanche a parlarne. Eppure "caicossulina dàa poga" (qualcosina della paga) si risparmiava "a sa so moi" (non si sa mai) e ci riferiva agli imprevisti. 

Giusepèn subentra nella narrativa "i fioeu in 'na coi manèa …i grandi par 'noltra, tuci in riga par fa non figui" (i bimbi in qualche modo … gli adulti per un'altra maniera, tutti a collaborare per non far figure negative) - c'era (allora) "ul librettu" (un notes) "par ul cervelè, ul prestinè, ul frutiò, a butìa dàa spesa) dove erano elencati i viveri acquistati e, la funzione del "giro dei pagamenti", la svolgeva mamma, appena papà e zio Giannino, portavano a casa "a poga" (la paga).

A scuola, ho appreso il significato del "risparmio", sino dalle Elementari - ogni 31 ottobre, si celebrava la Festa del Risparmio e tutti erano chiamati a partecipare. 

E arriviamo ad oggi, col Benessere "in corsa", col mercato che offre, con la gente che s'offre e c'è pure la gente che … soffre, senza esclusione di colpi. il Lettore si chiederà … dove vuole andare a parare chi sta scrivendo queste note? a un unico risultato: far in modo che la gente comprenda il valore del denaro che deve "soddisfare la vita" e non va sprecato in equilibri miserevoli che portano alla tristezza della rinuncia forzata - il nocciolo della questione lo lascio a Giusepèn: "chi lu misùa, lu dùa" (chi sa risparmiare senza essere un avaro, può prendere dalla vita tante soddisfazioni). Chi è sprecone o pensa solo a gozzovigliare, lo si vedrà ingloriosamente (e non sempre per colpa sua) a chinare il capo e a mostrare la propria resa!

Gianluigi Marcora