Territorio - 17 febbraio 2026, 17:05

«Addio don Peppino, avevi un buon profumo di mitezza e umiltà. Sei stato un pescatore di uomini»

In una basilica di San Vittore stracolma l'arcivescovo Mario Delpini ha celebrato il funerale di don Peppino Maffi, scomparso a ottant'anni dopo aver lasciato un segno indelebile da Varese a Solbiate Arno e in Valle Olona. L'omelia di Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia: «Magnanimità, dedizione e sensibilità culturale. Ha saputo fare anche testimonianza nascosta, con la sua presenza discreta e silenziosa»

L'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha celebrato in San Vittore a Varese il funerale dell'ex prevosto "buono" don Peppino Maffi

«L'amabilità di don Peppino era un buon profumo che si diffondeva in tutti noi. Stiamo salutando un uomo buono, mite e umile di cuore. Un pescatore di uomini»: sono alcune delle parole che lasciano il segno e toccano il cuore di Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia che ha ricordato in una basilica di San Vittore stracolma don Peppino Maffi, scomparso a ottant'anni sabato 14 febbraio. 

È stato l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, a celebrare il funerale dell'ex prevosto "buono" di Varese che poi, da Solbiate Arno e Valle Olona, da responsabile responsabile dell’Ufficio missionario diocesano e rettore del Seminario di Venegono, quindi di nuovo nel capoluogo da vicario parrocchiale a Bobbiate, si è fatto benvolere da tutti per la capacità preziosa e unica di «mettere il proprio cuore in sintonia con quello degli altri». Accanto a monsignor Delpini, il prevosto di Varese don Gabriele Gioia.

«Ringrazio l’arcivescovo Delpini per avermi chiesto di dare l'ultimo saluto a Don Peppino - le prime parole di Pierantonio Tremolada nell'omelia - mi permetto di chiamarlo così come tutti voi. Per l'amicizia che mi lega a lui e per la riconoscenza che ho per lui avendo accolto il mio invito a essere padrino della mia ordinazione episcopale. Ha vissuto servendo il suo Signore e mettendo il proprio cuore in sintonia con il suo: sembrava avesse un eco, la parola Signore, in tutto ciò che faceva».

«Stiamo salutando un uomo buono, mite e umile di cuore - ha proseguito il parlato - L'amabilità di don Peppino era un buon profumo che si diffondeva in tutti noi. Aveva la totale disponibilità a svolgere compiti differenti che mettevano in luce i molteplici aspetti della sua fede. La sua era una visione di chiesa aperta, suscitava collaborazione».

Inevitabile un pensiero al territorio, così vicino a don Maffi durante il suo lungo ministero sacerdotale: «Solbiate Arno, Valle Olona e Varese hanno conosciuto la sua magnanimità, dedizione e sensibilità culturale - ha continuato il vescovo Tremolada - Ha saputo fare anche testimonianza nascosta, ma non meno religiosa, anche come vicario parrocchiale a Bobbiate, presenza discreta e silenziosa, vicino alle persone con la parola, il consiglio e il conforto. Tutto questo ha dato alla sua testimonianza la forma di un epilogo che in realtà è un compimento. Ti ringraziamo signore per questo fratello e amico della chiesa, accoglilo nella tua casa. Possa tu gustare la gioia di quanti hai chiamato a essere parte della chiesa e pescatori di uomini».

«A tutti voi e anche ai medici dell'ospedale che lo hanno curato il fratello di don Peppino, Maurizio, tiene a dire soltanto una parola: "Grazie". Ed è la stessa parole che io rivolgo a lui» ha detto don Gabriele Gioia alla fine della cerimonia, prima che un lungo applauso accompagnasse don Peppino fuori da San Vittore. Grazie di averci dato coraggio.

L'omelia di Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia

Redazione