Busto Arsizio - 16 febbraio 2026, 19:13

Un bustese su dieci è straniero. «Che ne è dei mediatori linguistici?»

Con un'interrogazione i consiglieri del Pd e di Progetto in Comune chiedono informazioni su queste figure: «Per un bisogno sociale indifferibile, ma anche perché spesso le difficoltà di comunicazione con gli utenti che hanno meno dimestichezza con la lingua italiana rappresentano uno dei motivi di appesantimento del lavoro agli sportelli di front office»

Un bustese su dieci - e anche un poco di più - è straniero. Con possibili difficoltà di lingua, che creano problemi a questi cittadini ma anche appesantimenti agli sportelli pubblici con conseguenze per tutti. Così Pd e Progetto in Comune hanno presentato un'interrogazione in consiglio comunale, che vuole appurare la situazione attuale dei mediatori linguistici.

Si parte appunto dagli ultimi conti: «Al 31 dicembre 2025, la popolazione residente a Busto Arsizio ha raggiunto quota 84.973 abitanti, confermandosi come la quinta città più popolosa della Lombardia (LEGGI QUI, ndr). I dati dell'anagrafe comunale indicano una crescita demografica costante, con una percentuale di stranieri del 10,7%».

Il Pd con i consiglieri Cinzia Berutti, Valentina Verga, Paolo Pedotti, Maurizio Maggioni e Progetto in Comune con Santo Cascio affermano che «nel dicembre 2019, l’allora Assessore all’Anagrafe Gigi Farioli, annunciava una convenzione di durata triennale con la Scuola Superiore per Mediatori linguistici Carolina Albasio al fine di garantire l’attivazione del servizio di mediazione linguistico-culturale da inserire nei servizi al cittadino. L’attività era prevista, in particolare, “…nel contesto dei servizi demografici per supportare il lavoro degli operatori nei confronti di persone di origine straniera, come cittadini immigrati, persone straniere prive di residenza o domicilio che presentano un bisogno sociale indifferibile ed urgente, persone vittime di tratta e/o sfruttamento, minori stranieri non accompagnati». Oltre al supporto agli stranieri ai Servizi demografici, si menziona un'altra ragione: «Il fatto, acclarato, che spesso le difficoltà di comunicazione con gli utenti che hanno meno dimestichezza con la lingua italiana rappresentano uno dei motivi di appesantimento del lavoro agli sportelli di front office, causando rallentamenti nell’attività che provocano code in un ufficio che è già di per sé sotto pressione». Dunque, con quell'azione si sarebbe risolto un problema a costo zero.

Di qui le domande rivolte dai consiglieri di opposizione. Prima di tutto se quella convenzione sia stata rinnovata, in caso contrario perché e se ne esistano delle altre. «Nel caso in cui fosse attivo tale servizio - continuano - per quali lingue sia in grado di garantire l’attività di traduzione e/o di comunicazione verbale, se sia limitato all’ufficio anagrafe o sia disponibile anche per altri contesti di front office, come i servizi sociali o l’ufficio tributi. Infine, se sia stata indagata la necessità di mediatori linguistici presso gli Istituti Scolastici cittadini». Le minoranze prendano in esame anche l'ipotesi del servizio non attivo: in questo caso, si vuole sapere «se non si ritenga opportuno avviare un nuovo iter convenzionale così da supportare il lavoro degli uffici comunali costantemente sotto pressione e, contestualmente fornire migliori standard di servizio alla cittadinanza».  

Redazione