Il rombo dei motori, per Ezio Mascheroni, non era solo rumore: era una sinfonia, un linguaggio che conosceva meglio di chiunque altro. Il motociclismo e Busto Arsizio piangono un uomo che ha fatto la storia dello sport a due ruote a motore. Ezio se n’è andato a quasi novant’anni, in modo discreto, lasciando un vuoto profondo in chi ha condiviso con lui la passione per le sfide impossibili.
Nato nel 1936, Mascheroni è stato molto più di un tecnico: è stato «il re del due tempi». La sua carriera, legata indissolubilmente ai reparti corse di Harley Davidson, Aermacchi e Cagiva alla Schiranna a Varese - amico dei fratelli Castiglioni -, lo ha visto protagonista di un’epoca d’oro, capace di portare il genio italiano a battere i giganti giapponesi. Accanto a Gilberto Milani, ha scritto pagine memorabili, lavorando con campioni del calibro di Renzo Pasolini ed Eddie Lawson. La sua competenza era tale da guadagnarsi il rispetto dei più grandi.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto tratteggia il profilo di un uomo brillante e ironico. Nico Cereghini, storica voce del motociclismo, lo rammenta con affetto: «Ezio stava bene fino a ieri. Era un valido tecnico ed era una sagoma: fin dai tempi di Pasolini sentivo racconti esilaranti e lui stesso era brillante e molto spiritoso». Un carattere che non era cambiato con l'età, così come il suo volto, rimasto familiare per generazioni di appassionati che ancora lo ricordano arrivare dai cancelli della Schiranna alla guida del mitico Ford Transit diesel blu.
Nonostante i successi internazionali, Mascheroni era rimasto un uomo "alla mano". C’è chi, come Mauro Reveglia, lo definisce «Numero 1 in tutto, a cominciare nella modestia. Un motociclista vero, un uomo vero, di altri tempi».
Ha saputo sporcarsi le mani per raggiungere il tetto del mondo, sempre con il sorriso e quella saggezza antica di chi sa che, dietro ogni grande macchina, c'è sempre la scintilla di un grande uomo.
Ma oltre il tecnico di fama internazionale, c’era l’uomo di Busto. Per anni ha vissuto proprio di fronte alla chiesa di San Michele, prima di trasferirsi nella zona del Redentore. La sua era una vita fatta di legami autentici. Tomas Perinu, amico di famiglia e compagno di classe del figlio Maurizio, lo ricorda con commozione: «Sono cresciuto a casa sua, eravamo sempre in officina fin da piccoli. Era un amicone, una persona squisita che non negava mai un consiglio a chi gli chiedeva un parere».
Una volta andato in pensione, non aveva mai smesso di "trafficare". È rimasto un consulente prezioso per il figlio Maurizio, titolare della HRT (High Racing Technology), l’azienda bustocca che si occupa ancora del motorsport. Quando non era tra le chiavi inglesi, Ezio cercava la pace nel suo pezzetto di terra in campagna o, appassionato di barca a vela, si godeva la libertà del mare.
Ezio lascia la moglie Lorana e il figlio Maurizio. La comunità potrà portargli un ultimo saluto alla Casa Funeraria "Le Origini - Mismirigo" in viale Sicilia 5. Il funerale sarà celebrato domani, venerdì 6 febbraio alle 15.15 nella chiesa parrocchiale di San Michele, proprio lì dove la sua storia bustocca era iniziata. Al termine delle esequie, la salma proseguirà per il tempio crematorio.