Busto Arsizio - 05 febbraio 2026, 11:50

Aggregare a Busto, il Gagarin inizia la festa dei dieci anni e conferma la sua missione: «Portare via dalla solitudine»

Stato dell’arte con il Consiglio direttivo e i volontari del circolo che dal 2016 macina musica dal vivo, proposte culturali e sportive, momenti ludici e di approfondimento. Il 7 febbraio partono gli eventi dell’anniversario, un’occasione, assicurano in via Galvani, anche per «…pensare a quello che siamo, che siamo stati, che vogliamo essere». Le riflessioni sulla città e il programma con gli appuntamenti

Il Gagarin organizza oltre 200 eventi ogni anno. Nel riquadro, una rappresentanza del consiglio e dei volontari, terzo da sinistra il presidente, Simone Grillo

«Il nostro spazio forse non è mai stato così vivo». E «…pratichiamo l’autocritica, stiamo cogliendo l’occasione dell’anniversario per pensare e ripensarci, mettendo a fuoco anche le nostre fragilità». Sono i due poli della riflessione che il Circolo Gagarin, con il suo direttivo e i suoi volontari, sviluppa alla vigilia del mese celebrativo (non di auto-incensazione, chiariscono dalla sede di via Galvani) per i primi dieci anni di attività. Il calendario in partenza il 7 febbraio è fitto: pranzo sociale, concerti e dj set (un marchio di fabbrica, ci saranno anche Paolo Spaccamonti, primo a esibirsi al circolo nel 2016, e una serata “royal rumble” con dieci band), mostre, proiezioni, approfondimenti (dall’Ucraina all’America Latina, dalla Palestina all’Iran, dagli anni di piombo al referendum sulla giustizia). Il programma (consultabile nel file allegato in fondo) rientra nel progetto “TEN”, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto, e prevede fra l'altro la realizzazione di un documentario e di una fanzine (vedi QUI).

Kate Clover sul palco del circolo

La proposta è quasi inevitabilmente ricca, visto che la normalità del Gagarin è fatta di circa 200 eventi all’anno, con record fissato sopra quota 220. Ma al di là dei numeri come se la passa il circolo? Risponde una rappresentanza del Consiglio direttivo e dei volontari che include vecchia guardia e nuove leve, capitanata dal presidente, Simone Grillo.

«Da tanti punti di vista il Gagarin sta benissimo, lo spazio è frequentato, la risposta ai singoli eventi e alla programmazione nel suo complesso è evidente. Ma non ci sono solo luci, ovviamente qualche fragilità l’abbiamo rilevata e sperimentata. La parte finanziaria dell’attività non è uno scherzo, fare quadrare i conti è una bella sfida. Siamo alla porta che si affaccia sui prossimi anni, dopo i primi dieci di esistenza, e stiamo cercando di varcarla avendo pensato, ed elaborato, un po’ tutto».

Il circolo è nato su impulso di un’associazione, 26x1, che annoverava, nel 2016, innanzitutto 30enni. Oggi chi “fa il Gagarin”? E chi ci viene?

Ovviamente c’è stato un ricambio, nel Consiglio e fra i volontari. Anche oggi, qui, si vedono i volti delle diverse fasi, da chi c’era all'inizio o quasi a chi è arrivato via via. L’età degli iscritti e delle persone che ci frequentano è, come sempre, varia, molti rientrano nella fascia 25-35 anni. Ma nel complesso la media si è un po’ abbassata, i giovani non mancano. Forse è anche cresciuta la voglia di venire qui per momenti che non siano necessariamente finalizzati, come i concerti o gli incontri. Si passa una serata, un momento al circolo, senza impegno.

Volontari al lavoro  in quello che sarebbe diventato il bar del circolo

Com’è la vita di chi cerca di aggregare a Busto? Di solito chi lo fa ha alle spalle modelli o strutture tradizionali: la società sportiva, la parrocchia… Vi sentite soli?

Probabilmente un po’ soli lo siamo stati. Oggi meno. Molto meno. Intanto perché, dopo anni dedicati alla partenza e al consolidamento, ora possiamo permetterci di parlare di più con altre realtà. Auser, comitati, People… Aumentano le collaborazioni, ce ne sono nello stesso programma dei dieci anni. Poi, intorno, non mancano progetti con cui abbiamo una qualche affinità anche se non sono sovrapponibili al nostro. Per limitarci a un caso molto recente: la rinascita del Family, ad Albizzate, la consideriamo un buon segno.

E Busto? I dintorni? Predicate nel deserto?

No, in virtù delle collaborazioni e delle esperienze accennate ma, citiamo un caso eclatante, anche per la partecipazione a un progetto come Fili Urbani (azione ad ampio raggio guidata dal Comune con una schiera di associazioni e realtà che si declina, fra l’altro, in filoni dedicati al lavoro, alla terza età e ai giovani, Ndr). Potremmo citare anche il progetto “Rifrazioni”, iniziative passate rientranti nel Baff, in Filosofarti…

Oggi, però, una proposta come la vostra non sembra essere di moda. Non giriamoci intorno, il clima sociale, culturale e politico è abbastanza difforme dalla vostra impostazione. Le tinte dell’insofferenza e dell’aggressività si accentuano in modo sempre più ricorrente. Si sconfina nella rabbia vera e propria…

Vero, lo vediamo. Ma non possiamo farci condizionare più di tanto, sentiamo la necessità di continuare a "fare il nostro". Oltretutto registriamo anche una partecipazione viva a iniziative di segno diverso rispetto a una clima molto problematico. Noi stessi ci muoviamo in modo un po’ più strutturato. Il Gagarin non richiede certo professioni di fede, ci mancherebbe, i punti di vista di chi lo frequenta sono diversificati. Però, facciamo un esempio, essere presenti come circolo, e non solo come singole persone, a manifestazioni e presidi per la situazione di Gaza è stato importante. Poi c’è un altro elemento. Sta molto a cuore alle famiglie, magari dei giovani o giovanissimi che potrebbero venire da noi. La sicurezza.

Cioè?

Magari noi stessi non ci pensiamo più di tanto, e torna il discorso sull’utilità di ragionare sui nostri primi dieci anni: chi viene qui può, banalmente, sentirsi in uno spazio sicuro, dal punto di vista legale e umano. Anche questo concorre alla creazione di un clima.

Nei primi anni della vostra esistenza avete distribuito un questionario, anonimo, ai vostri iscritti/frequentatori. Alla domanda sui motivi che li portavano da voi una risposta fu piuttosto spiazzante, per sincerità e profondità: veniamo al Gagarin perché ci sentiamo soli.

Ecco, questo non è proprio cambiato. La voglia di portare via i giovani dal sentirsi soli, o dalla solitudine vera e propria, è intatta. La vita, da queste parti, può essere bella. Qui si può stare bene, sentirsi a casa.

Files:
 Calendario TEN (3.9 MB)

Stefano Tosi