Sotto l'aspetto religioso, la Candelora ricorda la "presentazione di Gesù al Tempio" - e ha ben altri significati: la "fine dell'inverno", la "benedizione delle candele", la "fine del periodo natalizio" e il riconoscimento di Gesù, quale "luce del mondo".
Noi ci occupiamo della Tradizione Bustocca della Candelora, con tanto di "proverbio" che ha scopi e "risvolti" adattabili da Paese a paese. Addirittura, nei "proverbio" c'è una specie di antitesi che fa riflettere, ma il motto popolare risponde alle proprie credenze.
Giusepèn mi recita con dovizia di particolari, il proverbio-Bustocco sulla "candioea" di casa nostra: "sal'fa bel àa Madona dàa candioea, du invernu, sam foea, ma sal pioei o al tia ventu, par quaranta dì sam dentu" (se c'è bel tempo alla Madonna della Candelora, dall'inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento, per quaranta giorni, siamo dentro - ovviamente, dall'inverno). Dapprima, si evince che si accosta "a candioea" alla Beata Vergine - infatti nel rito religioso, Candelora purifica la mamma di Gesù, come avveniva per tutte le donne che avevano partorito. Inoltre, si faceva riferimento alla "luce" (del Creatore) che portava la limpidezza nel mondo, che illuminava i cuori e li rendeva buoni fedeli.
Nella Parlata Bustocca si parla dell'inverno che deve cessare (come lo si esalta nella Gioeubia, ma qui, alla "candioea" si fa un seguito e un dilemma: dovesse "piovere o tirare vento", la situazione meteorologica, si complica (e non di poco), ma di altri quaranta giorni.
Effetto-serra a parte, il proverbio tiene conto dell'epoca contadinesca, dove le fabbriche erano poche e i riscaldamenti delle abitazioni, funzionavano a stufe e non coi termosifoni. Quindi, il "rigido" del corrente inverno, doveva tener conto sia delle intemperie sia dell'indigenza della gente.
Oggi (e Giusepèn m'è testimone) in pochi festeggiano la Candelora. Ne prendono atto, come di un fatto inusitato, ma vanno subito a pensare al freddo e a come riscaldarsi o coprirsi.
Vicino a questo proverbio, se ne cita un altro. Riguarda il Natale e il Carnevale. A Busto Arsizio si dice "Natòl al su e Carnevòl al foegu" (Natale al sole e Carnevale al fuoco) e, a ben guardare, ci si azzecca abbastanza sia nel "bel tempo" sia nei "risvolti" delle temperature. Il Natale 2025 ha avuto giornate piene di pioggia, con brinate sparse, ma con un tempo non troppo mite - si indossavano abiti "consistenti", pellicce, cappotti e maglioni pesanti. Quindi è il contrario di quanto recita il proverbio. Che pone una riflessione: dovremmo avere un Carnevale "tiepido" e con temperature che si elevano. A onor del vero, negli anni precedenti, abbiamo avuto il Natale col sole (ovviamente, a temperatura invernale) e non sempre si è arrivati al Carnevale con tanto freddo.
Nella Tradizione popolare "ci stava" anche questo e dobbiamo accettarlo, così come viene. Giusepèn, tuttavia è categorico: "ul pruerbi al sbaglia non" (il proverbio non sbaglia), poi ciascuno si faccia la propria valutazione. Intanto, le giornate diventano "più lunghe", la "luce del Signore" è a portata di chi crede e, un altro anno, (quello passato) è caricato a tutti gli effetti, sul "groppone dell'età" - "bona candeloea a tuci" (buona candelora a tutti).