Ieri... oggi, è già domani - 29 gennaio 2026, 06:40

“i tri di dàa merla” - “i tre giorni della merla”

Cominciamo con il racconto più... raccontato. Il merlo (o meglio, la merla) presentava in "illo tempore" un piumaggio tutto bianco. Pensate alla "livrea" del passeraceo e immaginate la merla, tutta bianca, col becco color ocra; quel giallo un tantino scuro che stonava abbastanza col bianco del piumaggio...

Gli ultimi tre giorni di Gennaio (29-30-31), a Busto Arsizio, si dedicano alla "merla!" - che è la femmina del passeraceo, merlo. Tanto per offrire sia alla merla e sia al merlo, la giusta distinzione, diciamo che la femmina ha un piumaggio bruno-rossastro, mentre il maschio è nero (e basta) - poi, nell'etimologia della parola, si legge che il merlo è un passeraceo, onnivoro e addomesticabile - che staziona presso i torrenti alpini, dove si immerge, per cacciare svariate prede. C'è inoltre il riferimento alla persona-merlo (quella sciocca e ingenua, che si apostrofa con "sei proprio un merlo", oppure "cerchi il merlo che ti sposi?" per dire alle zitelle "stai cercando marito?"

Noi, tuttavia, trattiamo la femmina del merlo, sotto l'aspetto della Tradizione. Lo scrivo subito. Ho letto nelle svariate edizioni che, il racconto non è omogeneo; cioè, ciascuno scrive quel che gli pare, ma in fondo (solo in fondo) si giunge a un epilogo comune.

Cominciamo con il racconto più …. raccontato. Il merlo (o meglio, la merla) presentava in "illo tempore" (latinorum) un piumaggio tutto bianco. Pensate alla "livrea" del passeraceo e immaginate la merla, tutta bianca, col becco color ocra; quel giallo un tantino scuro che stonava abbastanza col bianco del piumaggio. Ebbene, in quei giorni (non uno soltanto, ma tutti e tre, 29-30-31 gennaio), considerati i tre giorni più freddi dell'anno, "a merla, là ulea dàa campogna, a cercò'l coldu" (la merla, volava lungo la campagna, in cerca del caldo) - un riparo, dunque che potesse proteggerla dal "fregiu-bissu" (freddo-atroce) che imperversava. Da notare che, all'epoca, anche da noi, c'erano poche Aziende e, il freddo oltre ad essere molto intenso, non riceveva quel "tepore" che potesse giungere dalle macchine in funzione. Tanto per fare un riferimento con l'attuale, stamani, dentro il mio garage dislocato all'esterno dell'abitazione, all'accensione della mia vettura ho riscontrato 5,5° gradi di calore - appena uscito dal garage, ovviamente a motore acceso, percorsi non oltre 100 metri, i gradi si posizionavano sul 2.5° per andare al -2,5° dopo quasi 500 metri. - all'epoca, la campagna era coperta di brina e l'erba, invece del normale mantello verde, presentava un bianco-neve di brina. Anche in questi giorni, specie in Valle Olona, il bianco-neve regnava imperterrito. 

Ecco, "àa merla" scorge nel suo vagare a un'altezza di 10-15 metri dal suolo, un comignolo fumante e, curiosa e infreddolita, si è diretta proprio dove il fumo disegnava nel cielo terso, il suo grigio-intenso, "mosso" dalla leggera brezza del mattino - e, che fa la merla? oserei dire, si fionda, sbattendo le ali, proprio nei pressi del comignolo. Vi trova tepore, avverte il beneficio di chi ha patito i rigori dell'inverno, trova un ambiente ad essa consona e … si rilassa.

Certo che l'ambiente è accogliente, non ci sono le fiamme a crepitare, ma il fumo proviene dal fuoco acceso dal contadino, che alimenta piano-piano coi "sciuchetti da legn" (i ceppi degli alberi divelti, tagliati per bene, con una lunghezza singola di 20-25 cm) - la merla, si crogiola al delizioso tepore, sino al punto tale di …. addormentarsi, senza provare il minimo dolore. L'aria, da rigida, diventa dolce; il corpo accoglie questa "carezza" con giovialità, tanto da consentire alla merla di avere un dono …. inaspettato e gradito. Lei-Essa, non lo sa ancora, qual è il "dono" che mamma-natura le ha concesso, ma lo scoprirà in breve tempo. Saziata (satolla, pure - lo scrivo per il mio amico Franco che è alla ricerca spasmodica di termini inusuali e similari che possiedono lo stesso significato, ma pure "quantità di cibo da satollare" pure "dormire dopo i pasti" e "sazio, pieno di cibo", pago, soddisfatto, nutrito abbastanza)…. quindi, saziata e satolla, la merla prosegue il suo volo, con le ali rinvigorite e l'intero corpo ritemprato a dovere. 

Dall'alto, la merla, scorge una pozzanghera (aveva anche piovuto, ma ella-essa nemmeno se ne era accorta e il terreno ghiacciato, non aveva consentito il risucchio) e, vola "rasentu'l terèn" (radente il terreno) e si specchia nell'acqua della pozza. Con immenso stupore, la merla quasi non si riconosce; si trova l'intero "vello" che è il "manto", la "livrea", il "piumaggio" tutto di colore nero e, il becco, diventato d'un giallo "abbrustolito" come il colore della polenta, ben rimestata nel paiolo. 

D'accordo che la "merla" possiede (come abbiamo scritto) il colore del piumaggio "bruno-rossastro", ma nella …. tiritera del racconto, non si fa distinzione; quindi nera la merla e nero il merlo - da quei momenti "deliziosi" e "terribili", ogni merla e ogni merlo, hanno acquisito la "divisa" nera dappertutto e becco giallo, senza alcuna distinzione (Franco, di GIALLO ho trovato molte specifiche. Non te le scrivo tutte, ma almeno te le segnalo …. ogni Dizionario, soddisferà la tua "sete" di parole nuove che non conosci, ma che possono influire sul tuo sapere).

Ecco, Giusepèn è soddisfatto della spiegazione e aggiunge soltanto: "ches'ann, a Gioeubia e ul prim dì dàa merla i vegnàn ul 29 da genòi" e si possono festeggiare "cunt'ul dì scenèn, magora cunt'àa lugoniga" - (quest'anno, la Gioeubia e il primo giorno della merla, giungono il 29 gennaio) e (si può celebrarli, festeggiandoli entrambi con la salsiccia) quindi non un solo " scenèn", ma almeno due! - questa è una delle spiegazioni dei "tri dì dàa merla".

Gianluigi Marcora