Una storia di fantasia, umanità e amicizia. Venerdì 30 gennaio, alle ore 18, all’Officina Cafè di Busto Arsizio (via Magenta 56 bis) sarà presentato il nuovo libro di Giovanni Toia, Il Bar del Menga. Un’opera che nasce dalla fantasia dell’autore, ma affonda le radici nella quotidianità dei bar di paese, luoghi dove «c’è vita» e si mescolano «divertimento, comunità, patti non scritti e umanità», anche quando tutto sembra fatto solo di scherzi e battute.
«L’idea di scrivere questo libro mi è venuta nel 2022 - racconta Toia - frequentando il bar dopo la pensione, al mattino o al pomeriggio, quando mi capitava. Ho avuto l’intuizione di descrivere i personaggi che incontravo: sette persone dalle quali prendo spunto, più il titolare che ho immaginato appartenere alla famiglia Mengacci - da qui anche il gioco di parole sul nome del bar - dando forma a questo racconto di fantasia». «Ho dedicato il libro a mia moglie, che era ancora in vita quando le proposi l’idea di scriverlo e che, già allora, un po’ scherzando - ma neanche tanto - mi disse: “Ti verrà sicuramente bene, farai un bel lavoro perché anche te fai parte dei fancazzisti”».
Il racconto è ambientato nel dopoguerra, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, in un paesino della Bassa Padana, definito come «unico “globulo bianco” in mezzo a una marea di “rossi”». Qui prendono vita le storie dei personaggi, tra un “fascistello” cui fanno bere l’olio di ricino, il sindaco, il parroco, il dottore e il campanaro della parrocchia che di mestiere fa il sarto, il Totocalcio e una squadra di calcio chiamata Libertas («e non poteva chiamarsi altrimenti viste le simpatie politiche di quel paesino»), in un contesto che Toia racconta come quello dei suoi ricordi giovanili. «In quelle zone della Bassa esistono paesini che ho conosciuto da ragazzo e che sono dei piccoli mondi a sé stanti, con tanto vissuto e tanto da raccontare», aggiunge l’autore.
I protagonisti sono figure di fantasia, ma vive e riconoscibili: Florindo, “Asso”, Peppino, Rosario e Alfonso. E tre i quotidiani che si leggevano: La Gazzetta dello Sport - la più gettonata - Il Resto del Carlino e l’Italia. Ma, come sottolinea Marilena Lualdi nella prefazione, al di là dei tratti caratteristici emerge «una spiccata umanità». «In questo ambiente - commenta ancora Toia, che incontriamo nella sua Sacconago - si scherza, si ride, si parla “del menga”, ma è un mondo dove ci si aiuta e c’è tanta umanità».
Non a caso, l’autore ha deciso di destinare tutto il ricavato del libro alle Cuffie Colorate di Busto, associazione che sarà presente alla presentazione insieme ad amici e simpatizzanti.
Nel capitolo finale, Giovanni Toia descrive il valore della piccola comunità “del Menga”: «Al bar eri solo te stesso, nudo. A nulla ti servivano le pergamene appese che certificavano il tuo sapere: lì eri giudicato, apprezzato o discusso sulla base delle tue capacità con in mano le carte o la stecca (da biliardo). Un luogo di incontro, di umanità; e quando qualcuno lasciava la compagnia e “passava a miglior vita”, all’ultimo saluto non mancava mai una preghiera e una corona di fiori con la scritta “Gli Amici del Bar”». Una legge tacita, ma che tutti conoscevano: «Nessuno doveva mai sentirsi solo».
Il Bar del Menga è il sesto libro di Giovanni Toia, sempre legato alla realtà delle persone e degli ambienti che ha vissuto, raccontati con fantasia e ingegno. Nei lavori precedenti emergono sempre i riferimenti ai suoi grandi amori: la moglie Mariangela, la Pro Patria - seguita anche da cronista appassionato - e l’Inter. Un ringraziamento, per quest’ultimo lavoro, va infine a Tiziano Riverso, autore della bella copertina del volume.
La presentazione di venerdì sarà l’occasione per conoscere il libro, incontrare l’autore e scoprire il “mondo”, la comicità e l’umanità del Bar del Menga, che da immaginario diventa palpabile pagina dopo pagina.