Cultura - 24 gennaio 2026, 10:00

VIDEO. Giacomo Poretti fa il pienone al “Manzoni” di Busto

Uno spettacolo brillante e divertentissimo che ha riempito il Teatro Manzoni di Busto Arsizio, con 676 spettatori e code all’ingresso. Giacomo Poretti e Daniela Cristofori hanno messo in scena, tra risate e ironia tagliente, lo scontro tra umanità e automazione. Una commedia attuale che ha fatto ridere senza sosta e lasciato il pubblico a riflettere sul lavoro e sul nostro presente

C’era aria di evento, e non solo perché fuori dal teatro si è formata una coda di una ventina di persone in attesa di entrare, sperando nel posto lasciato libero da qualche assente. C’era aria di evento perché dentro il Teatro Manzoni si rideva forte, spesso, di gusto. E perché uno spettacolo capace di fare il pieno assoluto - 676 spettatori, di cui 220 abbonati - non capita per caso. Capita quando il teatro intercetta il presente e lo restituisce al pubblico con intelligenza, ritmo e una comicità che colpisce nel segno.

Il 23 gennaio Licenziato da un’App (in realtà il titolo era “Condominio mon amour”) ha centrato l’en plein, attirando spettatori anche da fuori città, da Varese e Induno Olona, e trasformando una sera qualsiasi in un piccolo caso teatrale. Applausi scroscianti già all’ingresso in scena di Giacomo Poretti, risate a ogni battuta, gag esilaranti che non lasciano tregua e una leggerezza solo apparente, perché sotto la superficie comica pulsa una riflessione tutt’altro che banale.

La scena è un appartamento moderno, essenziale, quasi asettico: pavimento a quadri, mobili bianchi, una scacchiera vera con cui Angelo, il custode, gioca con il condomino Gaspare. Non è un dettaglio qualsiasi: quella scacchiera diventa il simbolo perfetto della partita che va in scena. Angelo è un custode d’altri tempi, uno di quelli che conosce le persone prima ancora delle funzioni, che conserva chiavi, storie, fragilità. Da oltre trent’anni tiene insieme, in silenzio, un piccolo mondo umano. Poi arriva Caterina, interpretata con eleganza tagliente da Daniela Cristofori, e con una frase glaciale ribalta tutto: è licenziato. Al suo posto subentrerà un’App.

Da qui la commedia accelera e diverte senza mai diventare superficiale. Si ironizza sulla lingua inglese che invade il lavoro di oggi, sui titoli professionali incomprensibili, sulle mode manageriali che promettono efficienza e cancellano relazioni. Si ride di una battuta su Gallarate, a proposito di una bottiglia decisamente scadente, e intanto ci si ritrova a pensare che “le cose non sembrano mai quelle che sembrano”, frase che resta addosso come un ritornello amaro. Il gioco di luci e suoni accompagna i cambi di ritmo, sottolinea gli scontri verbali, amplifica i momenti di poesia malinconica.

La forza dello spettacolo sta tutta qui: far ridere molto, continuamente, e allo stesso tempo colpire dritto allo stomaco del nostro presente. Angelo e Caterina si inseguono, si sfidano, si scambiano i ruoli di vittima e carnefice, mentre sullo sfondo aleggia l’ombra dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, promessa di progresso e rischio di disumanizzazione. L’atrio del condominio diventa il riflesso di una società intera che corre veloce senza sapere bene dove sta andando.

Quando il sipario cala, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di divertente, sì, ma anche necessario. Uno spettacolo che fa ridere, riflettere e discutere, e che spiega con leggerezza perché il lavoro, oggi, è davvero una partita ancora tutta da giocare.

La rassegna del Manzoni prosegue il 13 febbraio con Sarto per signora con Max Pisu e Chiara Salerno, mentre fuori abbonamento, il 20 febbraio, spazio a Abbaclub, tributo agli ABBA. Dopo un “full full” così, l’asticella è ormai alta.

Al termine dello spettacolo, tanti riferimenti a Busto Arsizio nel VIDEO

Laura Vignati