A volte quello che manca non è qualcosa di materiale, come cibo e vestiti, ma è una presenza. Qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere, qualcuno che passi per una visita ogni tanto, qualcuno che voglia condividere un po’ del suo tempo.
La solitudine affligge soprattutto gli anziani. Ci sono persone che ad esempio rimangono senza famiglia oppure che hanno sì i parenti, ma sono lontani. Di fronte a tale situazione, la Caritas di Castellanza ha avviato due anni fa il progetto “Adotta un nonno” che quest’anno viene riproposto. L’idea è quella di provare a rendere più bella la vita grazie a gesti semplici, ma di grande valore.
Da una parte ci sono i volontari che si mettono a disposizione e decidono di dedicare un po’ del loro tempo a qualcun altro. Dall’altra ci sono le persone d’età più avanzata che esprimono il desiderio di avere qualcuno a fianco oppure anziani a cui viene proposta l’idea e scelgono di prendervi parte.
«Quello che offriamo – spiega la referente del progetto, Anna Maria Peroni – è solo la compagnia. I volontari non sostituiscono la badante, non fanno la spesa, non lavorano in casa».
I volontari inoltre seguono casi non gravi, anche se comunque ricevono consigli e suggerimenti su come svolgere il loro servizio (un aiuto in questo senso ad esempio, sottolinea la referente, è stato dato dall’ex direttore della Fondazione Giulio Moroni, dott. Donatella Nava).
Come nasce “Adotta un nonno”
Una delle componenti della Caritas, mentre è in vacanza, sente parlare del caso di una donna che aveva “adottato” un nonno che viveva in strada. Lo racconta a Castellanza, ne discute con il gruppo, il progetto viene elaborato e sostenuto da Parroco e Comune.
«Peraltro Cristina Borroni, allora sindaco reggente, – dice la Peroni – aveva già riscontrato questa problematica».
Un ruolo importante lo rivestono i Servizi sociali perché da una parte hanno una visione della situazione sociale castellanzese, dall’altro fungono da collegamento tra gli anziani e la Caritas.
«Non è facile entrate nelle case senza essere conosciuti: – afferma la volontaria – anche per questo sono importanti i Servizi sociali».
Il progetto
Attualmente sono dieci i volontari che seguono altrettanti anziani e, sebbene l’iniziativa sia stata rilanciata, nuove adesioni ancora non ci sono. Perché? «Forse tanti hanno la badante, – ipotizza la referente – o hanno paura di far entrare in casa una persona nuova».
Invece perché partecipare? «L’esperienza fa sempre bene – è convinta la Peroni – è gratificante anche per il volontario, ti senti utile e gli anziani che hanno accettato sono tutti contenti. In generale fare volontariato fa del bene in primo luogo a se stessi, permette di uscire dal proprio guscio e di creare relazioni nuove».
E, come riportato sul volantino, per dirla con Papa Francesco, “parlare con gli anziani ci aiuta a imparare la fedeltà, la riconciliazione e la tenerezza”.
Chi si volesse proporre deve contattare la Caritas.