Un personaggio storico - l'artista e scrittore Giuseppe Bossi - altri creati dalla fantasia, una comunità che "ritrova" il suo stemma e quindi i suoi valori. Il tutto con tratti e colori che scaldano la curiosità e infiammano la speranza, come quel tramonto che abbraccia il santuario di Santa Maria e che profuma di alba. Sono gli ingredienti di un libro, che segna una novità importante a livello progettuale e comunicativo e verrà presentato venerdì 23 gennaio alle 17.30 nella sala della Biblioteca Capitolare di Busto, in via Don Minzoni.
Dalla magia di un cortile
A promuovere quest'operazione, rivolta ai giovani, è infatti l'Associazione Amici della Capitolare, che ha pubblicato questo delizioso libro - "B.B. e il mistero del marchio di fuoco - Una storia illustrata sullo stemma di Busto Arsizio" con Nomos, ovvero un racconto illustrato per una nuova visione dell’identità di una città». Per parlare alle nuove leve si è rivolta a una ragazza, Maria Boragno, 26 anni.
Il suo cognome ci anticipa già qualcosa di importante del suo percorso: «Mi sono appassionata alle illustrazioni - ci racconta - nella libreria di famiglia fin da bambina e adolescente sono cresciuta tra gli albi illustrati». Dalla magia del cortile di via Milano a una vocazione sempre più salda: «Ho studiato al liceo Artistico Candiani, poi la laurea triennale a Milano, in Design della Comunicazione al Politecnico, infine la decisione di specializzarmi in Illustrazione a Urbino». Qui, nella cornice dell'Isia di Urbino, si sciolgono i confini per entrare in un universo sempre più ampio: «Un'atmosfera che racchiude segni creativi da tutto il mondo. Si vive una bolla creativa, una delle più esperienze più belle per me». Ecco allora che studia il mondo editoriale dall'interno, cogliendo come si crea un libro, il suo ruolo, la grande responsabilità per i volumi destinati all'infanzia - ancora - e diventa illustratrice.
Ali e radici
La Capitolare ha posato questa bella dedica sul libro, « a tutti i giovani, perché abbiano sempre “ali e radici”». Maria li incarna, perché è partita dalle sue radici e ha messo le ali, anche per tornare alle prime: «Sono molto orgogliosa del fatto che la mia prima pubblicazione sia questa, il progetto sullo stemma di Busto». Contattata appunto dall'associazione, con una base solida come la ricerca del professor Franco Bertolli, sa di dover parlare ai suoi coetanei e non vede l'ora. Si tuffa in questo libro «che vuole raccontare gli stessi contenuti, attraverso una visione che parli attraverso il linguaggio di adesso». Le immagini che esprimono il contenuto, chiamano i giovani e la scelta è appunto quella di narrare partendo da un personaggio realmente esistito.
Non vogliamo spoilerare troppo della trama di questo gioiellino, che si affaccia sul percorso culturale di Busto, perché il bello è scoprirlo passo dopo passo, pagina dopo pagina. C'è un messaggio cruciale che la stessa Maria spiega: «Quando si pensa allo stemma, si capisce che rappresenta i valori di una comunità». Perderlo - non riconoscerlo - significa smarrire anche questi ultimi. Ma Busto si conferma una comunità e non si arrende.
La storia non ha mai fine
Così rivolgersi ai giovani attraverso questo libro consegna un'ulteriore riflessione di Maria: «La storia non ha mai fine... È bello fermare l'immagine nel presente e attualizzare meglio la storia facendo ragionare i ragazzi, ad esempio su un logo. Lo stemma sembra un logo». Tant'è che c'è uno spazio di coinvolgimento attivo in queste pagine, ma pure in questo caso lasciamo la gioia di scoprirlo dal vivo.
Maria è entusiasta dell'idea degli "Amici": «Mi sono detta, che bello che qualcuno decida di investire tempo e soldi in un progetto e lo affidi a una giovane, non a un'illustratrice affermata». In una città di provincia, spesso i ragazzi sentono di non essere rappresentati, a partire dalle piccole cose, percepiscono che le decisioni alla fine le prenda troppo frequentemente chi è avanti negli anni, senza ascoltarli davvero.
Un progetto come questo è coraggioso, perché spezza gentilmente questa sensazione: «Un gesto bellissimo, che mi ha spinto a responsabilizzarmi molto» conclude Maria Boragno.