Cultura - 21 gennaio 2026, 16:09

Al Teatro Manzoni “Condominio Mon Amour”: quando l’App licenzia il portiere

Una commedia brillante e tagliente con Daniela Cristofori e Giacomo Poretti mette in scena lo scontro tra umanità e automazione il 23 gennaio (ore 21) al Manzoni di Busto Arsizio. In un condominio della “Milano-bene”, un custode storico lotta per non essere sostituito da un’App. Tra risate e poesia amara, il lavoro di oggi si rivela per ciò che è: una partita ancora tutta da giocare

Venerdì 23 gennaio alle 21, al Teatro Manzoni va in scena “Condominio Mon Amour”, una commedia che fa ridere, riflettere e - soprattutto - colpisce dritto allo stomaco del nostro presente.

Con Daniela Cristofori e Giacomo Poretti, lo spettacolo trasforma una semplice portineria della “Milano-bene” in un campo di battaglia tragicomico dove il lavoro, così come lo conosciamo, viene messo sotto processo.

Angelo è un custode d’altri tempi. Da oltre trent’anni presidia l’atrio di un condominio come fosse casa sua: conosce gli inquilini per nome, conserva chiavi, abitudini, fragilità. Si prende cura dell’anziano Gaspare, ascolta le nevrosi della Signora Biraghi, tiene insieme - silenziosamente - un piccolo mondo umano fatto di relazioni e memoria.
Poi, all’improvviso, irrompe Caterina. Elegante, determinata, spietatamente moderna. Attraversa l’atrio, spalanca la porta e gli comunica l’impensabile: è licenziato. Al suo posto arriverà un’App. Un’App?!

Da qui parte una sfida senza esclusione di colpi. L’atrio diventa una scacchiera, Angelo e Caterina due giocatori costretti a muovere pedine in una partita che parla di progresso, efficienza, algoritmi e disumanizzazione. Chi vincerà? L’esperienza o l’automazione? La relazione o il profitto?

La commedia corre veloce, tra situazioni esilaranti e momenti di poesia amara, raccontando la grande confusione del mondo del lavoro contemporaneo: orari impossibili, professioni dai nomi inglesi, ruoli sempre più fluidi e una realtà che spesso sembra sfuggire di mano. Rider, smart working, pet sitter, social media manager: una giungla linguistica e professionale in cui è facile perdersi. Sullo sfondo, come un convitato di pietra, aleggia l’intelligenza artificiale - presenza invisibile ma ingombrante - che promette efficienza e rischia di cancellare il contatto umano e la capacità critica.

Angelo e Caterina si inseguono, si affrontano, si scambiano continuamente i ruoli di vittima e carnefice. In quel piccolo condominio, così simile alle nostre vite, si riflette una società intera che corre senza sapere bene dove sta andando.

Una commedia brillante, attuale, necessaria. Si ride molto, sì. Ma alla fine resta una domanda che pesa più di tutte: quanto siamo disposti a perdere, in nome del progresso?

Laura Vignati