Dopo i rinvii di fine 2025, è ripreso oggi, 19 gennaio, al Tribunale di Busto Arsizio il processo per l’omicidio di Fabio Ravasi, il cinquantaduenne ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago, investito mentre era in bicicletta in quello che inizialmente era apparso come un incidente con un’auto pirata. L’udienza, davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Giuseppe Fazio, nell’aula Falcone-Borsellino, è ricominciata questa mattina con un passaggio particolarmente significativo. A parlare, infatti, è stata Adilma Pereira Carneiro, la donna brasiliana considerata la regista dell’incidente in cui perse la vita il cinquantaduenne.
Interrogata in apertura dal pm Ciro Caramore, l’imputata ha risposto alle domande del pubblico ministero con una lunga sequenza di «non è vero» e «non ricordo», anche di fronte agli elementi raccolti dagli inquirenti, tra cui le immagini delle telecamere del giorno dell’investimento, i tabulati telefonici e le intercettazioni delle videochiamate con il santone brasiliano con cui “Adi” era solita confrontarsi per i suoi rituali.
Proprio nella prima parte dell’interrogatorio, la donna ha smentito di praticare magia nera, precisando tuttavia di aver utilizzato fantocci legati e impiccati e intrugli contenenti terra di cimitero e calzini sporchi di sangue. Al di là dei dettagli più “scenografici”, Adilma ha negato, solo per citare alcuni esempi, di essersi accorta della presenza di due autovetture alle proprie spalle il giorno del delitto, circostanza invece documentata dalle telecamere, e ha minimizzato i tempi di percorrenza, che secondo il pm Caramore sarebbero stati addirittura triplicati.