L'Ultimo Giovedì di gennaio, a Busto Arsizio e dintorni si celebra il "rito" della Gioeubia che ha quale significato, "la fine dell'inverno", ma pure quello di "bruciare le cose cattive che esistono sul nostro cammino" - il termine Gioeubia è prettamente Bustocco e lo si appioppa a un "pagliaccio" (maschio o femmina costruito con vecchi indumenti) che dovrà salire al rogo, per diventare cenere e per far cessare le negatività che la gente perbene, incontra sul proprio cammino.
Già all'epoca di "Che Baraonda", Numero Unico satirico redatto dagli Universitari agli albori degli anni '20, la Festa (per antonomasia) possedeva quello spirito goliardico che "prendeva in giro" il mondo cosiddetto "impegnato", appioppando al "pagliaccio" il nome Gioeubia, con quello stile di "cabaret" che allora, in Francia ad esempio, chiamavano "bohemienne" - la lodevole iniziativa fu arricchita da uno "stile editoriale" (rozzo nell'impaginazione e rozzo pure sulle "storie" narrate) che ha determinato il prosieguo del Numero Unico, originalissimo. Poi, d'incanto, "Che Baraonda" cessò le pubblicazioni (e non sto qui a rievocare le cause che determinarono l'abbandono), fino ad essere ripreso da un altro Numero Unico che sorse negli anni '90 chiamato "BellimBusto".
Ebbene, prima di illustrarne i "pregi" focalizziamoci sul termine Gioeubia che, nel corso del tempo fu "vezzeggiato", magari "oltraggiato" sino a camuffarne l'effetto "goliardico" e a far perdere il principio con cui "Che Baraonda" aveva inventato la Gioeubia. Tuttavia, "BelllimBusto" proseguì la lodevole iniziativa di "Che Baraonda" (negli anni a venire) e, non solo quel Numero Unico con tiratura sulle 1000/1500 copie in vendita, passò alle 60.000 copie (avete letto bene - sessantamila copie) recapitate gratuitamente a tutte le Famiglie Residenti nei Comuni di Busto Arsizio, Cairate, Castellanza, Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Marnate, Olgiate Olona, Solbiate Olona, grazie agli Sponsor Pubblicitari raccolti dalla GMC Editore hanno sostenuti i costi.
BellimBusto ottenne un successo Editoriale "provato" diventando un "cult" della Gioeubia e non solo, pubblicando le "nefandezze", ma soprattutto "verità" sul mondo Politico e Sociale della vita di Busto Arsizio e del Medio Olona - per dirla francamente, BellimBusto era "sollecitato" da chi voleva mettersi in mostra, anche per arrivare (in tempo elettorale) a farne mostra.
Vigeva il detto: "chi non appare su BellimBusto è nessuno"!
Per arrivare a dire che gli Autori Bustocchi degli anni 30/40, ma pure nei decenni successivi, hanno storpiato, il nome Gioeubia con termini decisamente non Bustocchi: ad esempio "Giobia" che è un "italiano-tradotto" e accomodato, Giubiana che usano a Varese e nel Gallaratese, mistificando (ci sia concesso), l'originale Gioeubia - e (attenzione), senza "colpe specifiche" e senza "colpo ferire".
Gli Autori Bustocchi dell'epoca (bontà loro) erano tutti discendenti di Famiglie Benestanti che avevano "fatto studiare" i figli; i quali avevano ricevuto un'educazione SENZA il Dialetto Bustocco e, loro malgrado, hanno dovuto studiarlo; solamente DOPO aver imparato l'Italiano, la nostra meravigliosa Lingua - c'è da aggiungere che, anche "per Legge" era proibito parlare e diffondere il Dialetto e si doveva DOVEVA imparare la Lingua Nazionale e abolire ogni parlata dialettale.
In casa mia, si trovarono spiazzati - si parlava esclusivamente il Dialetto Bustocco ed era dura per i figli di allora... italianizzarsi - ebbene, io sono uno di quei figli - quelli che hanno imparato il Dialetto Bustocco, sin dall'epoca della "poppata da mamma" che continuava nei dialoghi quotidiani.
Ho citato altre volte, il succinto dialogo che ebbe mia mamma con la signorina Vandoni Maria Pia, maestra elementare e mia prima docente - lei, la maestra era di Bellinzago (nel novarese) e a mamma che le chiedeva "sciùa maestra, m'al vo'l me fioeu?" (signora maestra, come si comporta mio figlio?) rispondeva "vede signora Pierina, il suo Gianluigi non parla italiano, ma si esprime col … dialetto tradotto" - al che, mamma si era sentita in colpa e aveva "tentato" di rivolgersi a me in italiano, ma così facendo, acuiva la mia incompetenza e inconsistenza nell'apprendere la "nuova Lingua" - ne scaturivano strafalcioni e spiegazioni non proprio per la quale.
Tuttavia, il termine Gioeubia è autenticamente Bustocco e lor-signori (coloro che persistono a usare Giobia) se ne devono fare una ragione - certo può sembrare stucchevole la differenza fra Gioeubia e Giobia o altri nomi, ma il Dialetto Bustocco da strada, l'originale, quello diffuso fra le generazioni indigene, esige il Gioeubia e null'altro. Ho al mio "arco" frecce importanti (come il Giusepèn ad esempio) che danno lustro al mio convincimento, frutto di studi e di ricerche, per cui, non mi offendo quando autorevoli Colleghi o autorevoli Studiosi, usano Giobia invece del Bustocco-Gioeubia.
Sembra un discorso stucchevole o privo di fondamento, ma in realtà, salvaguardare il Dialetto Locale da ogni "infiltrazione" o da ogni "insidia lessicale", per un Bustocco "nativo e lavativo" come me, è un vanto e i miei due libri precedenti sul Dialetto Bustocco da strada (ul Giusepèn e Giusepèn e Maria) troveranno conferma in altri aneddoti (corredati da specifiche ricerche) nel terzo e ultimo libro sul Bustocco dal titolo "Giusepèn... e TRI" che sfida chiunque sulla sua originalità e sulla sua peculiarità - un giorno o l'altro (quando nelle Biblioteche e in casa dei Lettori) ci saranno solo i miei Libri, qualcuno (forse) se ne renderà conto e (magari) si studierà il Dialetto Bustocco da strada, anche nelle Scuole - si studia tuttora la vita "sulle palafitte", quindi c'è spazio anche per questo mio sogno - ora godiamoci la Gioeubia... qualche aneddoto da raccontare, ce l'ho e farò partecipi i miei Lettori che amano il Dialetto Bustocco da strada.