Gallarate - 08 gennaio 2026, 09:13

Gallarate celebra la sua memoria: nel 2026 la Studi Patri festeggia 130 anni e il Museo al Chiostrino compie un secolo

Un anno di eventi, ricerche e mostre per riaffermare il ruolo del Museo come presidio civico di storia e identità. Il presidente Massimo Palazzi: «Non celebrazioni rituali, ma occasioni per far crescere il tessuto culturale e sociale della città».

Nel 2026 Gallarate si prepara a vivere un anno di straordinaria densità culturale. La Società Gallaratese per gli Studi Patri, una delle istituzioni più longeve e autorevoli del territorio, celebrerà infatti due anniversari che ne raccontano la profondità storica e il valore civico: i 130 anni dalla fondazione e i 100 anni dall’apertura del Museo al Chiostrino, inaugurato nel 1926 come luogo deputato alla conservazione e allo studio della memoria locale.

Non una ricorrenza celebrata in chiave autoreferenziale, ma un vero e proprio progetto culturale diffuso, pensato per restituire alla città il senso vivo della propria storia. È questa la linea indicata dal presidente Massimo Palazzi, che ribadisce come «le celebrazioni non siano solo occasioni per ricordare, ma soprattutto opportunità per sviluppare approfondimenti, progetti, ricerche e quindi stimoli per il miglioramento del contesto culturale e sociale della Città».

Il calendario delle iniziative prenderà avvio già sabato 17 gennaio, nell’atrio del Comune in Palazzo Borghi, con un momento simbolico e fortemente identitario: una lettura di testi legati al progetto “Il Museo va in città”, che ha visto l’esposizione del dipinto di Andreani raffigurante la processione del Corpus Domini nella Gallarate del 1934. Un’opera che diventa racconto collettivo e che si inserisce nel Patto per la Lettura promosso con il Comune e la Biblioteca “Luigi Majno”, a sottolineare il dialogo tra istituzioni culturali cittadine.

Tra i momenti più attesi dell’anno vi è il rientro in Museo, nel mese di febbraio, della Draisinia, storico velocipede recentemente restaurato grazie al Bando Restituzioni di Intesa Sanpaolo e attualmente esposto al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il reperto troverà una collocazione stabile nella rinnovata Manica Viscontea, una delle parti più antiche del complesso museale, restituita alla fruizione con un nuovo allestimento.

Dal 15 marzo riprenderanno le visite domenicali al Museo, arricchite da aperture straordinarie realizzate in collaborazione con realtà di primo piano come il Fai, il Conservatorio Puccini, il Gruppo Archeologico DLF di Gallarate e la Soprintendenza Archeologica della Lombardia. Un lavoro di rete che rafforza il ruolo del Museo come nodo culturale attivo, non isolato, ma profondamente connesso al territorio.

La vocazione scientifica della Studi Patri troverà piena espressione nel convegno del 18 aprile dedicato all’archeologia del territorio varesino, occasione per fare il punto sui risultati degli scavi più recenti, da Castelseprio a Castiglione Olona, da Arsago Seprio alle palafitte varesine, passando per Lagozza di Besnate e Sesto Calende. Un appuntamento che ribadisce il contributo fondamentale dell’associazione alla conoscenza delle radici più antiche del Gallaratese.

Nei mesi successivi il programma proseguirà intrecciando storia, arte e musica. A maggio una conferenza dell’Associazione Storica Amaltea sarà dedicata alla figura del medico nel Risorgimento, mentre a giugno la Studi Patri prenderà parte a un percorso di visita dei luoghi archeologici dell’Antico Seprio. Il 24 giugno sarà invece una serata di memoria e riconoscenza, dedicata a Luciana “Treccia” Zaro, figura centrale per Filosofarti e per la vita culturale gallaratese.

Il Chiostrino di via Borgo Antico tornerà ad essere anche spazio di musica e arti visive, con due eventi musicali curati dal Conservatorio Puccini e una mostra di opere inedite di Fratelvenzo, pittore amatissimo in città, resa possibile grazie alla collaborazione di collezionisti privati. Un dialogo virtuoso tra pubblico e privato che restituisce al Museo il suo ruolo di luogo condiviso.

L’autunno sarà segnato da due appuntamenti di grande rilievo storico-artistico. Il 12 settembre verrà inaugurata la mostra dedicata alla necropoli di via Carreggia a Cardano al Campo, fondamentale per la ricostruzione dell’età romana nel Gallaratese e già oggetto di scavo, negli anni Settanta, da parte della squadra archeologica della Studi Patri. Il 3 ottobre un convegno su Renzo Colombo aprirà invece la presentazione delle opere in gesso dell’artista, restaurate dagli allievi dell’Accademia “Aldo Galli” di Como e ricollocate nella nuova gipsoteca, in ideale continuità con l’allestimento inaugurale del Museo nel 1926. Il percorso sarà ulteriormente valorizzato da un concerto il 4 ottobre, giorno di San Francesco, ancora una volta a cura del Conservatorio Puccini.

Tutte queste iniziative si inseriscono in un più ampio processo di rinnovamento strutturale e tecnologico del Museo, avviato negli ultimi anni e ormai prossimo al completamento. Un investimento che guarda al futuro senza tradire la propria missione originaria.

Lo scopo, come sottolinea ancora Palazzi, è chiaro e profondamente civico: «Rendere i gallaratesi sempre più consapevoli del ruolo del Museo della Studi Patri quale museo civico di storia, archeologia e arte antica, non solo come custode della tradizione culturale, ma soprattutto come luogo di incontro, studio, confronto e sviluppo dell’interesse per le proprie tradizioni e la storia locale». Una consapevolezza che diventa antidoto all’omologazione e fondamento di un’identità condivisa, capace di dare senso al presente e orientare il futuro della città.

Alice Mometti