Cultura - 30 novembre 2025, 17:59

FOTO. Tutti pazzi per il liberty di Silvio Gambini: «Ha plasmato Busto»

Un nuovo tutto esaurito per il tour dedicato a Silvio Gambini conferma la voglia di Busto Arsizio di riscoprire il proprio patrimonio Liberty. La guida di Alberto Pistola accompagna i partecipanti tra palazzi, ville e archeologia industriale firmati dall’architetto che ha cambiato il volto della città. L’assessore Maffioli annuncia nuove repliche e futuri percorsi culturali, mentre la presenza dei discendenti di Gambini rende l’esperienza ancora più significativa

Un serpentone di curiosi “invade” piazza Garibaldi. Ventidue partecipanti, un “sold out” culturale che spinge Busto Arsizio a bissare l’evento in primavera. Domenica 30 novembre la città ha dedicato il suo secondo tour alle opere di Silvio Gambini, guidato dalla voce appassionata di Alberto Pistola. E il successo è stato tale che l’assessore alla cultura Manuela Maffioli ha già promesso una replica quando “farà un più caldo”.

Un tour nel cuore pulsante di Busto

Il percorso di oggi ha abbracciato le vie centrali: Piazza Garibaldi, viale della Gloria, Molini Marzoli, via Manara, piazza Trento, via Roma, via Cardinal Tosi, via Montebello, via Palestro. Dopo la prima tappa, partita domenica scorso al parco degli Alpini, il viaggio nella Busto liberty è continuata oggi, e ogni passo riporta alla luce un pezzo di storia urbana che ancora pulsa.

Perché Gambini affascina ancora

Forse perché Busto ne è costellata: case, ville, palazzi, fabbriche, edifici religiosi, cappelle funerarie. E forse perché Gambini, nato a Teramo nel 1877, ha saputo interpretare la città in un momento di pieno fermento industriale. Dal 1903, dopo la collaborazione con Giuseppe Sommaruga e con il maestro del ferro battuto Alessandro Mazzucotelli, sviluppò un linguaggio personale che mescolava Liberty, eclettismo e una vena neo-medievale. Architetture eleganti, decorative, ma sempre concrete, nate per essere vissute.

L’eredità di un architetto che ha “plasmato” la città

Pistola lo ricorda così: «Gambini plasma la città per chi arriva in treno». È un Liberty che nasce anche dai magazzini inglesi di tessuti, ricco di motivi floreali e forme sinuose. Nel tour si toccano luoghi emblematici come Casa Rena, oggi sede di una banca in piazza Garibaldi, Casa Castiglioni, Casa Gabardi e Casa Luigi Colombo in via Manara, esempio magnifico di cementi decorati, ferri battuti e pietra a vista. Non mancano Casa Pellegatta, la palazzina Piantanida, le residenze di via Montebello, fino alle ville Pozzi e Ferrario in via Palestro.

Molini Marzoli, la fabbrica che diventa simbolo

Tra le tappe più suggestive, i Molini Marzoli: uno dei rari esempi in Italia di archeologia industriale liberty. Tra il 1906 e il 1927 Gambini trasformò materiali semplici — mattoni, cemento, intonaco — in un complesso armonioso, decorato con maestria e intelligenza estetica. Oggi quell’ex stabilimento vive una seconda vita come polo culturale e universitario, testimone silenzioso della trasformazione della città.

Un architetto “verace” e poliedrico

Pistola definisce Gambini «un lettore verace: stile liberty, neo-medievale, eclettico, razionalista». Una sintesi perfetta del suo spirito creativo. Ogni edificio racconta un frammento di questa identità molteplice, capace di fondere eleganza e rigore, sperimentazione e memoria.

L’assessore Maffioli: nuove mappe e nuove prospettive

Manuela Maffioli ricorda le due mappe dedicate all’architetto e anticipa futuri percorsi anche a tema letterario. La risposta del pubblico, dice, spinge a proseguire in questa direzione: un segnale forte che la cittadinanza vuole conoscere, approfondire, camminare dentro la propria storia.

La presenza dei discendenti: la memoria che vive

A rendere il tour ancora più significativo è stata la presenza di Rosilla Gambini, nipote 89enne dell’architetto e della pronipote Olga Comerio. Un momento di forte simbolismo, che riannoda i fili tra passato e presente, tra chi ha costruito la città e chi oggi la vive e la custodisce.

Una promessa per la primavera

Il tour è gratuito e i posti limitati. L’assessore invita chi non può partecipare ad avvisare, per lasciare spazio ad altri. Perché il desiderio di riscoprire la città è grande, e Busto Arsizio, con i suoi ferri battuti, i suoi motivi floreali e le sue facciate antiche, è pronta a farsi guardare ancora. In primavera, il viaggio ricomincerà.

Laura Vignati