«Un pellegrinaggio? Per Madeleine Morgestern sì. Purtroppo ha rifiutato di farsi fotografare. Ma è stato emozionante incontrare la moglie di François Truffaut, oggi ultranovantenne. Figura chiave per gli esordi del regista, suo padre fu decisivo nel mettere le risorse necessarie alla casa di produzione del marito. E lei stessa, Madeleine, ne sapeva. Rimase in qualche modo vicino a Truffaut anche dopo che si separarono. E compare in un cameo de “I 400 colpi”. Quando, al Fratello Sole, proiettammo la versione restaurata del film, le chiesi di inviarci qualche riga. Che puntualmente arrivò. Siamo in contatto da tanti anni».
Reduce da un breve soggiorno a Parigi, l'ennesimo, in questo caso un tour de force ad alto tasso cinematografico (foto anche in fondo), Paolo Castelli, direttore esecutivo del Baff - Busto Arsizio Film Festival, docente all'Icma e al Politecnico, prossimo alla conclusione di un’edizione riuscitissima delle proiezioni estive a Villa Calcaterra (rassegna a ingresso gratuito che ha contribuito ad allestire, questa sera alle 21 tocca a “Un mondo a parte”) chiacchiera intrecciando Ville Lumière e Busto Arsizio. Nessun paragone, e ci mancherebbe. Ma «...anche sulle proiezioni estive, a Busto, si è fatto un buon lavoro, fra l'altro con una scelta di pellicole, almeno in parte, un po’ meno “per famiglie” rispetto al passato. Certo, a Parigi c’è, tanto per fare un esempio, una rassegna all’aperto all’hotel Paradiso, una location bellissima…»
Castelli rigira tra le mani alcuni souvenir appena portati a casa: oltre al dvd di “Le voyou”, regia di Lelouch («Ne ho scritto, ai tempi») “Paris – Décor de cinema” e “Paris – Ciné balades”, una guida ai luoghi in cui sono stati girati film entrati nella storia e nell’immaginario, il primo, puntuali cine-percorsi nella città, il secondo, oltre a "Paris, 100 films de légende". «In effetti ho fatto un tour nella Parigi cinematografica con una guida preparatissima, Juliette Dubois (nella foto sopra), soprattutto sulle tracce di noir e polar, polizieschi. Sopralluoghi con visione, per così dire in diretta, delle sequenze. Ancora: merita una visita la mostra, al Musée Carnavalet, dedicata alla fotografa e regista Agnès Varda, importante interprete della nouvelle vague. Mi è anche capitato di comprare da una booquiniste una foto di Cathrine Deneuve. Con giallo risolto direttamente dalla venditrice, Claire, per un breve periodo allieva di Rohmer alla Sorbona: la donna ritratta è, in realtà, Françoise Dorléac (foto sotto), sorella di Cathrine Deneuve, anche lei attrice, scomparsa giovanissima in un incidente».
Sul comprare cinema: «MacGuffin è un negozio di libri fornitissimo, piacevole. E i proprietari fanno presente che, da loro, sopravvive il mercato di dvd e blu ray: i collezionisti continuano a volere l’oggetto, puntano ancora al possesso. Infine, tante tombe illustri al cimitero di Montparnasse: Sartre, Kate Barry con Jane Birkin, Beckett, lo stesso Rohmer… La ricerca può non essere semplicissima. Al capitolo “locali storici”, tappe a Les Deux Magots e al Café de Flore, in Saint-Germain-des-Prés, frequentati da esponenti della lost generation, come Hemingway, dell’esistenzialismo e della nouvelle vague…»
Domanda all’esperto di cinema, al frequentatore di sale e al docente: questo tipo di esperienza piace anche ai non-cultori e studiosi? I giovani, e il pubblico in generale, sentono l’attrazione della storia del cinema, dei suoi luoghi? «Eccome. Dal “Castello di Hogwarts” in giù (l’Alnwick Castle, Regno Unito, ha ospitato diverse riprese della saga Harry Potter e ha incrementato esponenzialmente il numero di visitatori, Ndr) il pubblico premia questo tipo di turismo, che è in forte crescita».