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Valle Olona | 10 gennaio 2024, 16:54

Sciopero alla Fondazione Raimondi, i dipendenti: «Più lavoro, meno soldi, tante preoccupazioni»

A Gorla Minore, è in vista il passaggio alla società Argentum. Cgil e Cisl: «Non è normale che calino gli stipendi in costanza di rapporto». Il presidente Mellani: «La fondazione non ce la fa, serve una realtà forte. E non ho rinunciato a spendermi per il contratto». Il sindaco Landoni: «Seguo l’evolversi della situazione, valuterò se è possibile mediare»

I dipendenti davanti alla Fondazione Raimondi, Gorla Minore

I dipendenti davanti alla Fondazione Raimondi, Gorla Minore

«La situazione è grigia. Tendente al nero. Ci tolgono 150 euro al mese e siamo sempre di meno. Quindi veniamo continuamente richiamati per compensare, i nostri orari di lavoro peggiorano. E questo può avere ripercussioni sulla qualità di quanto garantiamo a ospiti e utenti. Che, ovviamente, pagano come prima». I lavoratori della Fondazione “Raimondi Francesco”, Rsa, e non solo, con radici ben piantate a Gorla Minore, una gamma di servizi importanti offerti al territorio, hanno manifestato davanti alla struttura di via Volta (vedi anche QUI). Causa sofferenza economica della Fondazione, e conseguente volontà di cedere i rami d’azienda assistenziale e ambulatoriale, dovrebbero cambiare contratto (passando da Uneba al meno conveniente, per loro, Anaste) anche rinunciando a un incentivo di 150 euro che, in passato, è stato contrattualizzato.

Risultato: i dipendenti, in procinto di passare alla società Argentum, sono in fuga (nell’arco di pochi mesi, affermano i sindacati, se ne sono andati in 30, su un totale di 90) e i carichi di lavoro per chi è rimasto sono aumentati. Oggi, fra volantini e bandiere, c’era un gruppetto di dipendenti diversificati per età e anzianità di servizio (dai due agli oltre 30 anni, con loro anche il segretario generale Cisl Fp Dei Laghi, Nunzio Praticò, e Davide Farano, segretario Fp Cgil Varese). «Anche chi è precettato e sta garantendo i servizi concorda con la mobilitazione» chiarivano i presenti.

I sindacati

«Preso atto del quadro – riassume Mirella Palermo, Cisl Funzione Pubblica – siamo andati dal prefetto, incontro al quale Fondazione Raimondi, cui è rivolto questo sciopero, non si è presentata. Per mettere bene a fuoco la situazione, serve precisare che i dipendenti coinvolti, personale Asa, Oss, infermieri, fisioterapisti, non hanno stipendi astronomici. Tanti si aggirano intorno ai 1.200, 1.300 euro mensili. Negli anni, tramite contrattazione, abbiamo portato a casa risultati come salario aggiuntivo, buoni e simili. Non è normale che oggi, di fatto, si abbassino gli stipendi in costanza di rapporto. Il contratto Anaste, al quale si vorrebbe che aderissero i dipendenti, non è firmato a livello nazionale da Cgil e Cisl. Peraltro, Anaste è diffuso altrove, non dalle nostre parti: la sua adozione sarebbe un passaggio in controtendenza».

Mauro Catella, Funzione Pubblica Cgil: «Qui, oggi come oggi, si lavora, con stipendi che sono stati corrisposti in ritardo, sotto organico. Ovviamente, l’accreditamento della struttura avviene in base al rispetto di determinati parametri e, fra questi, ci sono le ore di assistenza che bisogna essere in grado di garantire. È facile comprendere, quindi, che le preoccupazioni vanno oltre la contingenza, il disagio passeggero. Sono tante. E pesanti».

Si guarda al futuro, dunque, nel breve e nel medio/lungo periodo. «I 150 euro e il contratto – affermano dai sindacati – sono i primi temi da affrontare. Ma ricordiamo anche che, nell’ottica del passaggio ad Argentum, è stato chiesto di rinunciare a eventuali vertenze con la Fondazione. Ampliando lo sguardo, è necessario un piano industriale. Lo abbiamo fatto presente, ottenendo risposte vaghe, che spostavano la questione in là nel tempo».

La Fondazione

Raggiunto al telefono, il presidente Adriano Mellani non si sottrae e tocca alcuni degli argomenti sul tavolo. «Però altre questioni – puntualizza – andranno necessariamente poste ad Argentum. Che, lo ricordo, è riconducibile a Fondazione Colleoni e Punto Service, realtà con una vasta e solida esperienza in ambito sanitario e sociosanitario». A monte: «La fondazione – spiega Mellani – da sola non ce la fa più, per mancanza di fondi. Un duro colpo è arrivato dalla pandemia, in particolare alla Rsa, che è piccola. Per un anno, il Governo ha destinato risorse a “coprire” i posti letto vuoti. Poi lo stanziamento è stato dimezzato. Infine è scomparso. L'aumento dei costi legati all’energia sono stati un’altra mazzata. Le nostre rette sono e restano quelle, essendo accreditati non possiamo inventarci chissà che cosa. Di qui, la scelta di cercare un soggetto con le spalle abbastanza larghe da potercela fare».

Sul numero di dipendenti: «È vero, sono sensibilmente diminuiti, ma non in modo drammatico. Rispetto ai minutaggi da garantire per l’accreditamento eravamo addirittura in una condizione di sovrabbondanza. Siamo controllati da Ats e ci dicevano che i minutaggi erano superiori rispetto a quelli che dovevano essere. Oggi si rispettano i parametri». Quanto al contratto «…l’intenzione, all’inizio, era mantenere quello in essere. Poi è intervenuta una serie di valutazioni e approfondimenti. Ma non ho rinunciato a spendermi per confermare Uneba».

Il sindaco

Attento alla vicenda è anche il primo cittadino di Gorla Minore, Vittorio Landoni. Pur nella consapevolezza che un sindaco non ha grandi margini di manovra in un simile contesto, sta monitorando l’evolversi della situazione: «Ho preso contatto con una delle realtà subentranti e ci siamo accordati per un incontro ormai imminente. Posso verificare se sia possibile e utile tentare una mediazione tra le parti. Innanzitutto, però, devo mettermi in posizione di ascolto».

Stefano Tosi

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