Gallarate - 05 gennaio 2023, 07:30

La Croce Rossa di Gallarate regala sorrisi

Tempo di bilanci per la distribuzione di doni “targati” Cri ai bambini di famiglie in difficoltà. Quest’anno a Cassano Magnago

Doni natalizi ai bambini di famiglie in difficoltà: sono state circa 50 le visite effettuate dalla Croce Rossa Italiana di Gallarate durante le feste 2022. La sorpresa per l’arrivo di Babbo Natale e degli elfi, la gioia per i regali, il calore dell’incontro e della condivisione: questi gli “ingredienti” di una ricetta che si ripete e che aspira a diventare tradizione.

«A rotazione – fa presente Federica Di Candia, rappresentante dei giovani Cri e promotrice dell’iniziativa – coinvolgiamo i comuni del nostro territorio. Per due volte ci siamo occupati di Gallarate, una di Sumirago, Albizzate, Arsago Seprio. Quest’anno è stato il turno di Cassano Magnago. È andata davvero bene».

La scelta, in realtà, è sofferta, selezionare i comuni significa rinviare l’intervento sugli altri. «Ma è impensabile coprire tutte le città e i paesi compresi nel nostro raggio d’azione. Va detto che ci sono altre realtà meritevoli impegnate sul campo. E che lavoriamo sempre con i Servizi sociali. Si tratta di eccezioni, ma quando dagli addetti ai lavori ci arrivano segnalazioni su fragilità persistenti, per quanto possibile andiamo anche nei comuni che non sono “di turno”».

Come si alimenta il giro? «I regali provengono dai nostri volontari, dalle loro famiglie e da cittadini che conoscono l’iniziativa. Si tratta di articoli tendenzialmente nuovi: non è un bel segnale portare qualcosa che magari è anche funzionante ma ha un aspetto usurato. I bambini certi dettagli li colgono. Piacciono giocattoli interattivi, i puzzle, kit per realizzare qualcosa, dagli esperimenti scientifici ai braccialetti. La gamma è vasta, si ragiona su maschi, femmine, età… Non accettiamo nulla che possa avere una connotazione violenta. Se si porta un missile o un fucile giocattolo a una famiglia che viene dalla Siria o dall’Ucraina che cosa succede? Quali ricordi suscitiamo?».

Come funzionano le visite? «Siamo quasi tutti under 30, ci occupiamo dell’impacchettamento e della distribuzione, che avviene con mezzi riconoscibili della Cri. I Servizi sociali ci forniscono gli indirizzi da raggiungere. Li eliminiamo una volta fatta la consegna, che viene concordata con la famiglia. In sintesi: gli adulti sanno del nostro arrivo, i bambini no». Sorpresa.

Quali sono gli indirizzi più frequenti? «Come intuibile, quelli delle case popolari. E non si pensi solo a famiglie straniere, magari arrivate da poco. Ce ne sono anche tante italiane».

Il Covid ha cambiato qualcosa? «Sì. Nel periodo peggiore ci aprivano le porte ma si percepiva paura. Si temeva, evidentemente, che potessimo essere “untori”, che la nostra iniziativa facesse da veicolo nella diffusione del virus, anche se utilizzavamo tutte le precauzioni necessarie. Quest’anno abbiamo notato maggiore tranquillità, atteggiamenti più rilassati».

Che cosa vedete? «Delle abitazioni, poco. Per discrezione, cerchiamo di non entrare, anche se spesso ci invitano per un caffè e una fetta di panettone. Delle persone, vediamo abbastanza per renderci conto che quest’anno c’è stato un gradito ritorno. Sono riapparsi, in buon numero, i sorrisi».

Stefano Tosi