Luminarie sì, luminarie no, luminarie… un po’. Il tema ha sempre fatto discutere, tra i giudizi estetici alle illuminazioni artistiche e il dibattito sulle cifre messe a bilancio. Quest’anno, però, il caro energia impone una riflessione particolarmente oculata.
Busto Arsizio ha scelto di non rinunciare alle decorazioni, anche se inevitabilmente si dovrà tenere conto delle “bollette impazzite”.
«Una riduzione, in un’ottica di buonsenso, sarà probabilmente la decisione finale», anticipa Paolo Geminiani, consigliere comunale delegato al commercio di vicinato.
Proprio lui, nei giorni scorsi, ha proposto su un gruppo Facebook cittadino (Busto Arsizio 360) un sondaggio dedicato all’argomento.
E – dati aggiornati a lunedì pomeriggio – il 51 per cento dei quasi 400 votanti caldeggia l’ipotesi di luminarie natalizie ridotte rispetto agli anni precedenti (il 17 per cento si è detto semplicemente favorevole alle luci di Natale e il 29 contrario).
Il risultato, insomma, è in linea con la decisione verso cui propendono amministrazione e Distretto urbano del commercio, che oltre al comune (il sindaco Emanuele Antonelli è il presidente) coinvolge Ascom e Comitato commercianti centro cittadino).
«Con il sondaggio volevo capire quale fosse il sentiment dei cittadini – spiega il consigliere delegato –. Ovviamente le decisioni non vengono prese con una domanda sui social, ma in base a quello che si presuppone sia il meglio per la città e i cittadini».
E, come detto, la scelta sarà molto probabilmente quella di ridurre le luci nel numero oltre che nei giorni e nelle ore di accensione.
«Eliminare le luminarie, a mio parere, è sbagliato – afferma Geminiani –. Toglierle completamente sembrerebbe quasi un’operazione di facciata, mentre ridurle dà il senso dei sacrifici a cui saremo chiamati.
Il commercio è in difficoltà e, dal mio punto di vista, se si rinuncia a rendere la città attrattiva entriamo in un vortice negativo col rischio che le cose vadano sempre peggio».
Secondo Geminiani è importante «rendere più interessante la possibilità di venire in città a fare spese, in linea tra l’altro con i paesi a noi vicini. Non solo per i commercianti: una persona che esce di casa e fa due passi in un centro con un po’ di attrazioni, torna a casa più soddisfatta».
Il grosso delle luminarie e delle attrazioni (come il trenino) riguarderà come sempre il cuore della città, ma non mancheranno alberi di Natale con le lucine nei quartieri. «Non è giusto lasciarli senza luminarie», spiega l’esponente di Fratelli d’Italia.
Insomma, fra l’esigenza del mondo del commercio di essere attrattivo in un periodo di difficoltà (che fa seguito all’emergenza pandemica) e la necessità di contenere i costi, la parola d’ordine di amministrazione e Duc è “equilibrio”.