Registrando gli ultimi movimenti e “abboccamenti”, si delinea una contrapposizione tra due poli alle prossime elezioni amministrative di Gallarate. Se l'avvicinamento (LEGGI QUI) tra il sindaco Cassani e il consigliere di “La nostra Gallarate 9.9” Rocco Longobardi apre un dialogo nuovo nel centrodestra, dall'altra parte la candidata sindaco di una alleanza politica di centrosinistra, Margherita Silvestrini, benedice le dichiarazioni dei civici Celeste Parachini e Oreste Gnocchi.
«Esprimono – sottolinea Silvestrini - un sincero interesse per la città e un reale desiderio di cambiamento che non mi lasciano indifferente: la mia candidatura è e deve necessariamente essere inclusiva ed espressione anche di un sentire civico sin dal primo momento. Sono certa che ci possano essere spazi per promuovere azioni comuni e auspico che, anche da parte loro, ci sia la medesima volontà e forza per collaborare».
La candidata sindaco schiude le porte della sua coalizione. «Viviamo un tempo di cambiamenti economici, sociali e culturali, che per molte persone hanno avuto risvolti drammatici e, in tutto ciò, la nostra città è stata per troppo tempo assente. Un proverbio dice “quando soffia il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”.
Io sono costruttiva e so guardare avanti, la mia storia personale e politica è essa stessa testimonianza dello spirito civico che contraddistingue la mia candidatura che, ricordo, è nata nel segno dell’inclusività ed è aperta al dialogo con tutte le forze propositive che emergeranno e che troveranno il consenso dei cittadini».
L'affondo nei confronti del centrodestra cittadino è altrettanto chiaro. «Gallarate - continua la candidata sindaco, attuale consigliera comunale del Pd - non può riconoscere la propria storia e tradizione in questo centrodestra, fino a oggi assorbito dal tatticismo e privo di credibili proposte per la città».
Silvestrini appare critica anche nei confronti di Gallarate 9.9, che si sta avvicinando alla maggioranza del sindaco Cassani. «Le ultime inspiegabili convergenze ci inducono a ipotizzare: da una parte, la necessità di utilizzare tutte le stampelle possibili, dall'altra, il mero bisogno di visibilità. A farne le spese, però, non è tanto la credibilità personale, quanto il significato profondo del fare politica, dell’agire in pubblico con coerenza e trasparenza, in uno spazio dove il politico rivela la sua spontaneità o il suo opportunismo».