Un primario dell’Azienda sanitaria “Sette Laghi” avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto ad un intervento chirurgico. L’episodio nei giorni scorsi è stato oggetto di un provvedimento disciplinare che ha portato alla sospensione del primario, la notizia si è rapidamente diffusa destando sconcerto e indignazione.
Non è rimasto indifferente il consigliere comunale leghista, Alessandro Albani, di professione coordinatore infermieristico, che esprime tutta la sua solidarietà al paziente: “Sono davvero senza parole e profondamente colpito, credo che il rispetto di idee e posizioni diverse sia l'essenza della vita e della pacifica convivenza – osserva Albani - come credo anche nel rispetto della libertà di coscienza e di espressione, ma ciò non toglie che abbia trovato assolutamente inaccettabili e intollerabili le parole con cui un professionista della salute si è rivolto ad un paziente sotto i ferri, una discriminazione davvero grave.
Un grande plauso va ai membri dell'equipe che non hanno lasciato impunito questo atteggiamento e con grande senso civico hanno avuto il coraggio di segnalare l’accaduto alla Direzione Generale. È proprio il modo in cui si è conclusa questa vicenda - evidenzia il consigliere comunale - che mi fa ancora credere nel grande talento dei professionisti che operano nel nostro Sistema Sanitario Nazionale, espressione di eccellenza per la Sanità pubblica”.
Albani invita a riflettere citando l’art. 3 del Codice deontologico dei medici, che tratta dei Doveri e delle Competenze del medico (“la tutela della vita, della salute psicofisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della liberta' e della dignita' della persona, senza discriminazione alcuna). E fa riferimento anche all’art. 3 del Codice deontologico dell'infermiere, che peraltro tra gli autori vede Aurelio Filippini, Presidente dell'OPI di Varese, Ordine delle Professioni Infermieristiche (insieme nella foto): “L'infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell'uguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale. Si astiene da ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di tutti coloro che incontra nel suo operare”.